Gli eroi di Via Fani. I cinque agenti della scorta di Aldo Moro: chi erano e perché vivono ancora.
Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le Brigate rosse rapirono Aldo Moro e uccisero i cinque uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, due carabinieri e tre poliziotti. Per decenni le attenzioni di storici e giornalisti si sono incentrate sulle figure dei terroristi, a cui sono stati dedicati articoli, libri, dibattiti e interviste, mentre le vittime venivano trascurate se non del tutto dimenticate. Lo storico Filippo Boni ha sentito il bisogno personale e civile di ricostruire le vite spezzate di questi cinque servitori dello Stato e per farlo è andato nei luoghi in cui vivevano, a parlare con le persone che li avevano amati e conosciuti: genitori, figli, fratelli, fidanzate a cui il terrorismo ha impedito di sposare l’uomo che amavano. Il giornalista Filippo Boni ha raccolto le toccanti storie di vite umili ma piene di sogni e di affetti, restituendo così verità e memoria a quei corpi prima trucidati e poi dimenticati e al tempo stesso componendo uno straordinario affresco di un’Italia semplice e vera, che resistendo alle atrocità della storia si ostina a guardare al futuro. Questa trasposizione teatrale vuole rendere omaggio a quei cinque eroi al fine di raccontare la grande storia attraverso le microstorie di chi nella sua normalità inconsapevolmente ha svolto un ruolo determinante per l’evolversi degli eventi. È un viaggio per vivere le emozioni, le paure, i sogni di chi senza saperlo aveva un appuntamento con la morte. È un pretesto per parlare di legalità e lotta alla mafia, lì dove ci sembra un concetto così lontano quando invece è a un passo da noi. È un momento per ricordare quanto il teatro sappia essere vicino alla vita, raccontando la cronaca, tramandando la storia, educando al pensiero e alla consapevolezza per alimentare la speranza in un presente più cosciente e un futuro migliore.
Gli eroi di Via Fani. I cinque agenti della scorta di Aldo Moro: chi erano e perché vivono ancora.
Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le Brigate rosse rapirono Aldo Moro e uccisero i cinque uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, due carabinieri e tre poliziotti. Per decenni le attenzioni di storici e giornalisti si sono incentrate sulle figure dei terroristi, a cui sono stati dedicati articoli, libri, dibattiti e interviste, mentre le vittime venivano trascurate se non del tutto dimenticate. Lo storico Filippo Boni ha sentito il bisogno personale e civile di ricostruire le vite spezzate di questi cinque servitori dello Stato e per farlo è andato nei luoghi in cui vivevano, a parlare con le persone che li avevano amati e conosciuti: genitori, figli, fratelli, fidanzate a cui il terrorismo ha impedito di sposare l’uomo che amavano. Il giornalista Filippo Boni ha raccolto le toccanti storie di vite umili ma piene di sogni e di affetti, restituendo così verità e memoria a quei corpi prima trucidati e poi dimenticati e al tempo stesso componendo uno straordinario affresco di un’Italia semplice e vera, che resistendo alle atrocità della storia si ostina a guardare al futuro. Questa trasposizione teatrale vuole rendere omaggio a quei cinque eroi al fine di raccontare la grande storia attraverso le microstorie di chi nella sua normalità inconsapevolmente ha svolto un ruolo determinante per l’evolversi degli eventi. È un viaggio per vivere le emozioni, le paure, i sogni di chi senza saperlo aveva un appuntamento con la morte. È un pretesto per parlare di legalità e lotta alla mafia, lì dove ci sembra un concetto così lontano quando invece è a un passo da noi. È un momento per ricordare quanto il teatro sappia essere vicino alla vita, raccontando la cronaca, tramandando la storia, educando al pensiero e alla consapevolezza per alimentare la speranza in un presente più cosciente e un futuro migliore.
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