Compagnia Teatro delle Follie
MYTHOS
con Valeria Sgaramella e Vicky Catalano
costumi Moira Ricciardi
regia Mauro Maggioni
In scena due vecchie e tre sedie. Sulla sedia vuota, un paio di forbici. Le due vecchie sembrano essere lì da sempre, così come da sempre sembrano svolgere lo stesso compito: filare innumerevoli matasse di lana. Sono le Parche, le figure femminili a cui, nel mito greco, erano affidati i destini degli uomini. Una reggeva il capo del filo della vita, l’altra lo dipanava e la terza, quando era giunto il tempo, lo tagliava, mettendo così termine alla vita dell’individuo a cui apparteneva il filo.
Solo che ora una delle tre è scomparsa, e precisamente quella addetta al taglio del filo, Atropo, l’Inesorabile. Il motivo della sua scomparsa è molto semplice: gli uomini, e soprattutto i giovani uomini, non sono più interessati ad ascoltare le storie legate al mondo antico, troppo distratti dalle migliaia di cose che riempiono le loro giornate, e così tutti i personaggi mitologici, gli dèi, le dee, le creature fantastiche del mito greco vanno via via scomparendo. E le due Parche sopravvissute sanno perfettamente che questo sarà anche il loro destino. La loro diventa una corsa contro il tempo: devono trovare un modo per fermare il processo di sparizione che gli umani, con il loro disinteresse, hanno innescato. E quale può essere il modo per arrestarlo? Semplice: cominciare a raccontare le storie di quel mondo fantastico. Così le due vecchie iniziano a narrare le gesta di Minosse re di Creta; Dedalo, il genio che costruì il labirinto in cui fu rinchiuso il Minotauro, la terribile creatura, mezzo uomo e mezzo toro; Icaro, figlio di Dedalo che preso dall’ebbrezza del volo si avvicinò troppo al sole e precipitò; Teseo, l’astuto eroe che sconfisse il Minotauro e riuscì ad uscire vivo dal labirinto. E mentre narrano queste storie, la vita riprende a scorrere nei loro corpi, sino a togliere loro di dosso ogni segno di vecchiezza, sino a farle di nuovo giovani e brillanti.
Ma le due Parche non possono essere le uniche a raccontare queste storie. Hanno bisogno di aiuto. E chi altri, se non i giovani spettatori, possono intervenire nel tentativo di far continuare a vivere i personaggi e le storie del mito? Così le due vecchie affideranno proprio a loro, gli spettatori, il compito di non dimenticare, di continuare a raccontare le storie del loro mondo per far sì che il mito continui ad esistere.
Uno spettacolo che vuole affermare l’importanza del mito e del tramandarsi di esso, di persona in persona, di padre in figlio, di secolo in secolo, nella speranza che queste vicende, affollate di eroi, dei e creature sovrannaturali non vadano mai perdute, perché in esse giace l’origine di tutte le storie.
Compagnia Teatro delle Follie
MYTHOS
con Valeria Sgaramella e Vicky Catalano
costumi Moira Ricciardi
regia Mauro Maggioni
In scena due vecchie e tre sedie. Sulla sedia vuota, un paio di forbici. Le due vecchie sembrano essere lì da sempre, così come da sempre sembrano svolgere lo stesso compito: filare innumerevoli matasse di lana. Sono le Parche, le figure femminili a cui, nel mito greco, erano affidati i destini degli uomini. Una reggeva il capo del filo della vita, l’altra lo dipanava e la terza, quando era giunto il tempo, lo tagliava, mettendo così termine alla vita dell’individuo a cui apparteneva il filo.
Solo che ora una delle tre è scomparsa, e precisamente quella addetta al taglio del filo, Atropo, l’Inesorabile. Il motivo della sua scomparsa è molto semplice: gli uomini, e soprattutto i giovani uomini, non sono più interessati ad ascoltare le storie legate al mondo antico, troppo distratti dalle migliaia di cose che riempiono le loro giornate, e così tutti i personaggi mitologici, gli dèi, le dee, le creature fantastiche del mito greco vanno via via scomparendo. E le due Parche sopravvissute sanno perfettamente che questo sarà anche il loro destino. La loro diventa una corsa contro il tempo: devono trovare un modo per fermare il processo di sparizione che gli umani, con il loro disinteresse, hanno innescato. E quale può essere il modo per arrestarlo? Semplice: cominciare a raccontare le storie di quel mondo fantastico. Così le due vecchie iniziano a narrare le gesta di Minosse re di Creta; Dedalo, il genio che costruì il labirinto in cui fu rinchiuso il Minotauro, la terribile creatura, mezzo uomo e mezzo toro; Icaro, figlio di Dedalo che preso dall’ebbrezza del volo si avvicinò troppo al sole e precipitò; Teseo, l’astuto eroe che sconfisse il Minotauro e riuscì ad uscire vivo dal labirinto. E mentre narrano queste storie, la vita riprende a scorrere nei loro corpi, sino a togliere loro di dosso ogni segno di vecchiezza, sino a farle di nuovo giovani e brillanti.
Ma le due Parche non possono essere le uniche a raccontare queste storie. Hanno bisogno di aiuto. E chi altri, se non i giovani spettatori, possono intervenire nel tentativo di far continuare a vivere i personaggi e le storie del mito? Così le due vecchie affideranno proprio a loro, gli spettatori, il compito di non dimenticare, di continuare a raccontare le storie del loro mondo per far sì che il mito continui ad esistere.
Uno spettacolo che vuole affermare l’importanza del mito e del tramandarsi di esso, di persona in persona, di padre in figlio, di secolo in secolo, nella speranza che queste vicende, affollate di eroi, dei e creature sovrannaturali non vadano mai perdute, perché in esse giace l’origine di tutte le storie.
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